la storia di @FabioBraga
#3 – LA MOTIVAZIONE AL CAMBIAMENTO
Fabio, dopo aver scoperto da adulto di avere il #diabeteditipo1 altamente instabile, cerca dentro di sé la motivazione per reagire e cambiare le modalità con cui viveva. È lui stesso ad ammettere che per lungo tempo si è trascurato ma raccontare la sua storia in un blog personale – #pedalidizucchero – è stato terapeutico. Ascolta il suo racconto. (continua …)

Fabio Braga, dopo aver scoperto da adulto di avere il #diabeteditipo1 altamente instabile, cerca dentro di sé la motivazione per reagire e cambiare le modalità con cui viveva. È lui stesso ad ammettere che per lungo tempo si è trascurato ma raccontare la sua storia in un blog personale – #pedalidizucchero – è stato terapeutico. Ascolta il suo racconto.

 

Fabio, dove hai trovato la motivazione per combattere ogni giorno?

“Ritornando al periodo di vero e proprio sbandamento – ben 4 anni! – in cui mi sono proprio lasciato andare, diciamolo me ne sono proprio fregato del diabete e non ho voluto ascoltare neppure i consigli del mio primario – e non smetterò mai di ripeterlo a me stesso “Ho fatto malissimo”, pensate che le mie glicate ai tempi arrivavano a 12.6! Ho cominciato a riflettere: ricordo che mi dicevo: “peso tanto, faccio fatica per ogni cosa, non faccio più niente…non mi piacevo “ ho dovuto cercare dentro di me una motivazione.”

La motivazione la possiamo trovare solo dentro di noi?

“Si, certo, ne sono più che convinto! Non possiamo aspettare che un altro ti motivi perché ognuno di noi ha già tanti problemi e non può pensare di dover anche motivare un’altra persona. Se vuoi cambiare, è dentro di te che devi trovare quella scintilla in grado di motivarti a farlo… ho voluto cercarla dentro me stesso – la motivazione – combattere e cercare di avviare un cambiamento, un cambiamento sulle modalità in cui vivevo, mio stile di vita, sbagliato sotto tutti i punti di vista. È evidente che ci sono stati degli alti e dei bassi, com’è normale, ma occorre guardarli bene in faccia ed affrontarli.”

Che cosa hai fatto?

“Innanzitutto, ho cercato di reimpostare le dosi corrette di insulina, di nuovo con la pazienza del mio primario, il dr. Allocchis, ma il bello è stato quando mi accorsi – una sorta di illuminazione, mi si è accesa una lampadina: “ma come, ho aiutano un sacco di persone a mettere il microinfusore, persone che adesso stanno meglio di me e io mi guardo allo specchio e mi ritrovo in queste condizioni…. ero ingrassato di 30 chili, non posso andare avanti così mi dicevo… devo assolutamente fare qualche cosa…

Per darmi più forza, per aiutarmi pensai di raccontare la mia storia, che aiutasse me a guardarmi con più distacco e consapevolezza ma che potesse essere utile anche ad altri, dove potessero attingere dati sia positivi che negativi di quello che avevo passato e stavo passando e di come avrei voluto migliorare, ed è così che ho provato ad aprire un blog personale.

#pedalidizucchero: l’inizio di un cambiamento

“È come un diario, uno spazio dove ho cominciato a scrivere delle storie, tante storie, dalla mia a quelle più attuali, delle persone che ho incontrato lungo il mio percorso di vita, i miei pensieri, le mie riflessioni. Creare il blog si è rivelato vincente, mi ha dato una forza per poter raccontare e trasmettere qualcosa che magari a qualcuno che si trova nella stessa situazione mia di allora, può essere utile.
Penso che nella vita sia importante avere una storia da raccontare, bella o brutta che sia, raccontarsi fa bene, perché credo che le persone possano solo imparare dagli sbagli degli altri perché dei propri sbagli è più difficile accorgersi o correggerli.

Che cosa è successo da lì in poi ?

Da non fregarmene del tutto, incominciai a coltivare il mio blog #pedalidizucchero – è stato terapeutico – e da lì in poi mi si è aperto un nuovo mondo. Cominciai a raccontare le mie storie con un approccio che ben presto diventò un’esperienza al servizio degli altri. Questo perché, ripeto, la nostra lingua che io chiamo – scherzando – “il diabetesco” è una lingua che capiscono solo i diabetici. Quando scriviamo qualcosa sui social, o ci piangiamo addosso – ma non è il caso di piangersi addosso – o scriviamo le cose così come sono. Questa seconda strada è quella che preferisco, che ho scelto; non inventiamoci, non serve abbiamo già tanti problemi.

Sentivo l’esigenza di andare oltre al parlato, di mettere nero su bianco, lo scritto rimane, come gli sforzi fatti, i risultati raggiunti, i momenti di debolezza e quelli di rivincita, un modo per trovare la motivazione ad andare avanti. È stato molto difficile però ricordo ancora che era il 5 agosto del 2015 quando con un’amica, parlandone, aprii questo blog.

Ci raccontavi che nel tempo, le storie sono diventate una sorta di strumento di benessere. Che cosa intendi?

È vero, e questo nasce dalla convinzione che il benessere dobbiamo/possiamo crearcelo noi in prima persona, giorno per giorno, non possiamo aspettare che lo facciano gli altri o che ci piova dal cielo. I dottori si ci aiutano per quello che compete loro ma nell’elaborazione della malattia contano di più le storie delle persone, le loro testimonianze, esperienze, i vissuti diversi che ascoltiamo e condividiamo. La conferma dei tanti messaggi ricevuti mi ha pian piano sempre più convinto che solo trasmettendoci le nostre storie, esperienze, dati reali possiamo davvero aiutarci l’un l’altro, fare rete, costruire delle basi concrete di aiuto vicendevole. L’esperienza è stata così positiva che dopo qualche tempo ho aperto un’altra pagina “Diabete e Sport: una storia da raccontare” che nasce dalla mia passione per la bicicletta ma del mio amore per lo sport e di quanto sia utile nella persona con diabete vi parlerò in un’altra occasione.